giovedì 1 ottobre 2009

25 settembre 2009 -Varanasi-

Ed eccomi di nuovo a Varanasi. Stanca morta ma felicissima di essere qui. Le ore in treno davvero non passavano più. Ho scritto un sacco, e non "solo" tutta la pappardella che ho ricopiato nel post precedente, ma anche sull'altro quaderno (ma, per la vostra fortuna e per la salvaguardia della mia dignità e della mia privacy non mi sogno proprio di pubblicare! E mentre scrivevo eccoli lì, impegnati a carpire qualsiasi indizio su di me. E poi non mi ricordo come, ma ad un certo punto abbiamo cominciato a chiacchierare, mi hanno chiesto di mostrargli il mio quaderno (tanto mica capivano!), mi domandavano cosa stessi scrivendo, in che lingua, e poi chi li fermava più??? Volevano sapere tutto su di me, com’è tipico degli indiani: chi sono, di dove sono, dove vado, cosa ci faccio in India…
Al momento della conversazione c'erano tre donne, quattro uomini d’affari, un gruppetto di cinque truzzetti locali, più vari ed eventuali che andavano e venivano. Il tipo di fianco a me, probabilmente un business man, un ragazzone abbastanza distinto e in carne, camicia gialla e pantaloni marroni a costine, orologio d’oro e due grossi anelli anch’essi d’oro, si dice sorpreso di vedere una straniera in sleeper class, mi considera molto coraggiosa, perché in genere i VIP (!!!) stanno in prima classe o vanno in aereo! Ahahah, mi fa ridere il pensiero di poter esser considerata una vip solo perché sono bianca e bionda.
Gli racconto del perché sono qui e gli spiego che voglio conoscere la vera India, e, per farlo, devo viaggiare in sleeper. In realtà, anche viaggiare in prima (perché tutti vogliono viaggiare in prima), potrebbe comunque essere utile dal punto di vista del progetto, ma costa troppo! Non certo da un punto di vista europeo, ma diciamo che se posso risparmiare qualcosa è molto meglio!
Gli spiego quindi il mio progetto e quanto sia importante per me mostrare che si può e si deve essere un ‘turista responsabile’ in India. Perché basta, che palle ‘sta storia di andare in India per far volontariato, perché “noi siamo bianchi e dobbiamo aiutarli e portare modernità e civilizzazione”. Io vado in India a studiare, a realizzare un progetto , a imparare. Sento di avere tanto da imparare da una civiltà nata nel 3000 a.C. E
  Aquel punto il mio vicino di posto mi pone una domanda. L’ultima domanda di Chi vuol essere milionario (Slumdog millionaire docet), di quelle che ti fanno riflettere, che ti mettono in discussione, che ti fanno approfondire un argomento su cui non ti eri soffermata a sufficienza è stata: “E cos’hai da imparare dall’India?”
Eh. Cavolo. Capite anche voi che la risposta non è così immediata. Ciò che mi viene in mente in quel momento, ma su cui rifletterò a lungo in questo periodo, è stato: innanzitutto la curiosità, questo voler conoscere ciò che per loro è diverso, strano, quasi incomprensibile, che poi appunto è quello che hanno dimostrato loro mentre io scrivevo col piglio della grafomane folle. Certo, a volte può dar fastidio, può esser considerato invadenza, ma a me non dà fastidio, perché denota spontaneità, ingenuità, innocenza. La tolleranza: eh sì, indiani, musulmani, sikh, jaina, cristiani e buddhisti convivono in pace (e questo fa meno rumore di tutti gli attentati e delle lotte intestine) da secoli in questo territorio, l’induismo stesso è un enorme calderone che ingloba anche divinità e santi legati ad altre religioni. Il rispetto per gli anziani, depositari di saggezza e, di conseguenza (e viceversa), il rispetto delle tradizioni, ciò che si sta perdendo in Occidente, in nome della modernità.

Mentre noi conversiamo, ogni tanto si aggiunge gente che si siede, si sdraia sulle cuccette in alto (sebbene i posti siano riservati). Il gruppetto di adolescenti è chiassoso e il capo è subito riconoscibile: è quello che scherza con tutti gli omini che portano il tè e libagioni varie, e ruba dal cestino un vassoietto di riso biryani, senza che l’omino che lo porta se ne accorga. Dopo richiama l’omino e gli dà i soldi, tanto ormai la stima dei compagni se l’è guadagnata. C’è un gran via vai di questi tipi che gridano “Chai chai garam chaiiiii” (tè tè tè caldo) e che per cinque rupie ti versano del latte diluito ion l'acqua in un bicchiere di carta e ci buttano dentro una bustina di tè. Poi ci sono quelli che portano il riso, i samosa, il daal con sopra la cipolla fresca, la zuppa di pomodoro, i salatini. Tutto preso e schiaffato dentro le foglie secche -che sono state fatte seccare a mò di contenitori ed usate per tale scopo, appunto- con le mani. Io mi limito a mangiare patatine piccanti e altre schifezze confezionate che avevo preso in stazione. Altri portano le bottiglie d’acqua, ed è divertente notare che esiste una marca che viene venduta solo nelle stazioni e sui treni, che si chiama “Rail” (ferrovia) e qualcos’altro che non ricordo. Ogni tanto arrivano donne che vendono fazzoletti e asciugamani (dei quadratini molto piccoli usati per tutto. TUTTO.), o ancora, omini che recano seco giochi per bambini (e non sono certo i giochi dei bambini italiani!), come le raganelle, altri che cercano di appiopparti giornali e libri di storielle e barzellette… Ce ne sono di tutti i tipi! Quando ci si ferma nelle stazioni, poi, ci sono quelli che vendono il tè e lo versano nei cocci, e te lo passano tramite le sbarre (quando ci sono) del finestrino, e tanti altri venditori di cibo cosiddetto ‘da strada’. 
Alla stazione di Lucknow, dove siamo arrivati a mezzanotte,  compro mezzo casco di banane piccole (mezzo perché avevo cinque rupie in moneta, e quello intero costava dieci). 
Quello che farà inorridire mio papà in primis e molti di voi -anche a me dà fastidio, ma qui funziona così!- è che sul treno non ci sono cestini, si butta tutto fuori dal finestrino. In generale, in India non ci sono le pattumiere per strada: si butta tutto per terra, e poi gli spazzini -o le mucche e i cani- arrivano e bruciano tutto.
Ovviamente con tutto questo magnare roba fritta, legumi, cipolle crude, nessuno lesinava su rutti e compagnia bella, o meglio: puzzolente e rumorosa, non oso pensare a cosa potrebbe succedere se pasteggiassero con la birra… BRRRRRRRRRRRRRR!!!


Ad un certo punto del mio viaggio non trovavo più il cellulare, così tutti si sono attivati per cercarlo. Il capo del gruppetto di truzzi indiani si è gentilmente e magnanimamente offerto di chiamarmi -ovviamente non senza secondi fini, ma tanto il numero italiano lo userò ben poco- mentre il tipo della cuccetta a sinistra mi ha detto che il cellulare era nella tasca davanti dello zaino. Chiacchierando con il capo branco tamarro che, oltretutto, continuava a chiedermi la penna, l’ho chiamato scherzosamente ‘badmash’, furfante, visto l’episodio del riso biryani. E lui se la rideva, oh come se la rideva, quel tabbozzo da quattro rupie.


Alle dieci di sera le luci erano già state spente, e mi sono sdraiata nella mia cuccetta in mezzo, ovviamente la valigia era stata legata con la catena e il lucchetto al gancio sotto il sedile, e ho cercato di addormentarmi. Faceva caldissimo ma dal finestrino aperto veniva un’aria tagliente, e non volevo rischiare la faringite come l’anno scorso, dopo il viaggio Varanasi-Delhi. Quindi mi sono coperta con la copertina rubata alla Business Class della Swiss, ma ovviamente dormire in quelle condizioni era una mission impossible anche per una dormigliona come me. 

Alle 5 di mattina è ricominciato il carosello di tè, acqua e giocattoli per bambini, che è andato avanti fino alle 6.20 quando, finalmente, il treno è giunto alla stazione di Varanasi. Non ne potevo più. Ho “dormito” con la borsa del computer sotto la testa, lo zaino addosso, la valigia legata con la catena, sono andata a far pipì solo una volta (!!!), ho mangiato solo patatine e tortine, ma sono arrivata.


Arrivata distrutta, ho chiamato il primo coolie (facchino) che ho trovato e mi son fatta portare il valigione. Mentre seguivo lui, e trascinavo me stessa, le mie litrate di sudore, il mio zaino e la mia borsa del computer, e le mie borse sotto gli occhi, eccolo il solito indiano marpione che mi apostrofa con un “Hey sexy”. Sexy da morire, proprio, guarda.

Ho preso il primo risciò che mi ha fatto un prezzo accettabile e ho attraversato una Varanasi ancora addormentata, illuminata dalla luce fioca del sole appena sorto. Sono arrivata a Dasashwamedh ghat, il ghat principale, e ho persino allungato 10 rupie in più al riksciowala che mi ha dato il resto giusto di sua sponte.
Ho percorso con fatica tutto Bengali Tola, e un signore mi ha aiutato a tirar su la valigia sui tre gradini per salire a Ram Bhavan. Stranamente senza chiedere nulla in cambio! E arrivare là, e sentirsi a casa.


Speravo di trovare Mili, la signora spagnola che era qui anche l’anno scorso ma è partita proprio ieri, che peccato! C’è un ragazzo, Alessandro, che studia sanscrito alla BHU, anche lui di Milano, anche lui alunno della Pieruccini. Siamo un piccolo mondo, noi indologi :)
Sono già andata a salutare Ravi, il padrone del ristorante bengoli che insegna ai bambini di strada e permette loro di andare a scuola. Mi ha detto che quest’anno, anche grazie a Mili che ha messo in piedi un bel progetto, insegna a 64 bambini! E la mia Raghni sta andando a scuola, ed è bravissima. Che gioia! Mi ha raccontato che quest’anno, a causa del monsone praticamente inesistente, i prezzi sono saliti alle stelle (un kilo di patate l’anno scorso costava 5 rupie, adesso 18!!!), e quindi lui usa il ristorante solo per insegnare. Però è molto fiero dei suoi bambini, e mi ha mostrato i registri, le pagelle… Sono stati tutti promossi!
Poi sono andata sui ghat, a salutare la Gangaji, e davvero ho avuto l’impressione di non essere mai partita. Come se questo posto mi appartenesse e io gli appartenessi.


Sono stanca morta. È ora di andare a nanna.


Shubh ratri, buonanotte.


Sò!

2 commenti:

Unknown ha detto...

bentornata a casa! :)

cera ha detto...

CIAO SO, HO LETTO IL TUO DIARIO DL 25 SETTEMBRE.
HO PERSO QUALCHE COSA? PERCHE' NON CI SONO ALTRI RACCONTI? SCUSA SE NON AVEVO ANCORA LETTO NEANCHE QUESTO.
PEROì ADESSO MI ASPETTO CHE MI RACCONTI LA VITA SULLE STRADE DI VARANASI, LE CONTRATTAZIONI CON I RISCIO VALLA, LE TUE USCITE NEI NEGOZI E LE IMPRESSIONI, LE FOTO, LE PERSONE ECC.
DAMMI LA POSSIBILITA' DI SENTIRMI DENTRO QUELLA CITTA' , DI CONDIVIDERE TUTTO QUANTO.
CIAO SO