domenica 16 novembre 2008

29 ottobre


Ooooh, che festa meravigliosa Divali! Ieri finalmente abbiamo indossato le nostre sari, con i bindi, i churi (i braccialetti), le scarpe nuove… Ci siamo addirittura truccate per l’occasione, cosa che non facevo da prima di partire! Sembravamo delle principesse, nelle nostre sari colorate, le mani decorate con l’hennè… Credo di non essermi mai sentita così bella come ieri. È incredibile come un pezzo di stoffa, “I'll tell you sister: this is very good quality, very good quality!”, come diceva il nostro dukandar, ma pur sempre un pezzo di stoffa (a proposito: in hindi non esiste il termine “vestito”, ma si adopera kapra, ovvero stoffa, tessuto. Del resto, è più difficile trovare vestiti già pronti, piuttosto che farli fare) possa farti sentire così bene. Non sono (troppo) vanitosa, ma ieri mi sono sentita proprio bellissimissima! Eravamo proprio raggianti.
Ma insomma, bando alle ciance, e vi racconto un po’ della serata di ieri, che è stata molto bella. Avvolte nelle nostre sari, io, Michi, Cri, Silvia e Mili ci siamo fatte largo tra la folla festante, distribuendo toffee speziate ( fanno così persino le caramelle!) a tutti e siamo finalmente arrivate -con un’ora di ritardo, ma insomma, eravamo in cinque donne!- a casa
di Manooj, il maestro di canto di Mili. Dopo le presentazioni di rito, io e la Cri ci siamo fatte accomodare le sari dalle donne di casa, perché Mangla l’aveva sistemato per bene alla Michi, poi si vede che s’è stufata e a noi l’ha messo alla bella e meglio. Quindi abbiamo finalmente potuto dare sfogo alla nostra vena egocentrica scattando decine di foto nel terrazzino al primo piano. Siamo poi salite sulla terrazza vera e propria (qui, ovviamente, le case non hanno il tetto) da dove potevamo godere una splendida vista di Varanasi notturna illuminata da lumini e candele, nonché da fuochi artificiali e botti assordanti che illuminavano a giorno le strade. Abbiamo acceso centinaia di candeline lungo tutto il muro che circondava la terrazza, cavolo, ci hanno costretto ai bassi lavori di manovalanza! Tra l’altro dovevamo fare attenzione a non bruciarci la sari, prima di diventare sati !
Sati, la “Virtuosa”, la sposa di Śiva che si diede volontariamente la morte nel fuoco per vendicare una grave offesa recata al consorte. Da qui ha preso il nome la pratica hindu dell’immolazione della vedova sulla pira funebre del marito. [tratto dalla mia tesi]
Comunque abbiamo ammirato la città in festa dalla terrazza, mentre Pradeep -il fratello di Manooj- faceva scoppiare i pataka e poi cominciava a saltellare di qua e di là per evitare di bruciarsi i piedi, altro che fachiri! Del resto, qui la gente va in giro scalza persino in giro per strada (e se è per quello, ho visto anche un sacco di occidentali così… Tra cui la Silvia…), figuriamoci se le tiene in casa! E ovviamente il concetto di “ciabatta” è assolutamente astruso per questo popolo! Siamo state in terrazza a cercare di proteggerci dai botti e a farci foto fino alle 11, quando ormai non ce la facevamo più dalla fame e io cominciavo a progettare la macellazione di una vacca per strada per farci una bella bistecca… Per di più in casa di brahmini osservanti!!!
Poi siamo finalmente scesi nella sala da pranzo, cioè nella camera da letto, ci siamo piazzati per terra e abbiamo scofanato il piatto di pasta preparato da Mili… per di più gli standard igienici sono partico
larmente rigorosi: la cucina… a terra! L’acqua presa “direttamente” dalla cisterna, e utilizzata per lavare molto accuratamente i piatti: risciacquo e poi si fa come nel girotondo… Tutti giù per terra! Quanti soldi che sprechiamo noi per Svelto, spugne varie, scolapiatti, addirittura lavastoviglie… Ora che ho imparato questo nuovo modo per lavare le stoviglie penso che lo adotterò a casa… Così forse è la volta buona che non mi faranno più lavare i piatti!!! Io, Cri e Michi abbiamo portato dolci e cioccolato… Hanno messo qualche dolcetto in un piattino per noi e basta… Non è come da noi che quando gli ospiti portano i pasticcini poi li si mangia tutti insieme… Qui ne danno un paio a coloro che li hanno portati, così, giusto per dare il contentino e poi basta, il resto se lo magnano tutto loro… Chiamali scemi!! Dopo la lauta -ehm-cena abbiamo assistito alla performance live di Manooj, che cantava e suonava la pianola mentre suo fratello suonava i tabla… Dopo due minuti che continuavo a sentire la stessa lagna stavo cominciando ad addormentarmi… E non ero certo l’unica! Per fortuna che dopo la seconda canzone abbiamo deciso di andare, quindi abbiamo salutato i nostri ospiti, ci siamo rimesse le scarpe e ci siamo dirette al ghat principale, cercando di schivare i botti e tappandoci le orecchie per il frastuono. Poi abbiamo salutato la Silvia che ha detto che sarebbe rimasta lì con dei suoi amici e io, Michi, Cri e Mili siamo tornate a casa.
Mentre tornavamo abbiamo incontrato dei ragazzi che erano alunni di inglese di Mili, e siamo stati un po’ a chiacchierare con loro. Uno di loro, ci ha spiegato Mili, vendeva le cartoline sul ghat, viene da una famiglia molto numerosa e povera, con un fratello malato di AIDS. Mili insegnava inglese a lui e ai suoi fratellini, e lui era davvero desideroso di apprendere e di studiare, e approfittava di ogni attimo libero per studiare. Ora questo ragazzo va all’università! Io non sapevo la sua storia, ma vedevo i suoi occhi che si illuminavano orgogliosi quando parlava dell’università. Lui e i suoi amici ci hanno poi riaccompagnate a casa, ma i nostri vicini (o presunti tali) ci hanno invitato a visitare il tempietto (uno dei millemila) di fianco a casa, pregno di fumo e del profumo di incenso e dei fiori offerti come prasaad (l’offerta alla divinità). Per terra c’erano decine e decine di lumini con l’olio profumato, e il caldo era davvero insopportabile. Dopodiché abbiamo finalmente varcato la porta di casa e siamo andate a nanna. Il problema è sorto questa mattina, visto che la Silvia non era ancora tornata e abbiamo cominciato a preoccuparci, vedendo che non era tornata neanche per pranzo. Alle 17.30 abbiamo deciso di prendere la situazione in mano e siamo andate a cercarla, preoccupatissime. Dopo aver girato un po’ e aver chiesto anche al suo amico, siamo arrivate sui ghat, dove l’abbiamo vista tranquilla e serena che cantava con un gruppetto di turisti. Grrrrr, che nervi!!! Ormai avevamo allarmato anche gli altri ospiti di Ram Bhavan (in questi giorni è arrivata un po’ di gente), e Pasto, che è tornato apposta a Varanasi per Divali. E così abbiamo perso una giornata, preoccupate che le potesse essere successo qualcosa, mentre lei era in giro a cazzeggiare. Per carità, menomale che non le è successo niente, però ti girano le palle, soprattutto se poi lei ti dice, con tutta la calma del mondo “Eh, ma ragazze, voi dovete vedermi un po’ distaccata…” Mili comunque le ha fatto una bella ramanzina. Che di sicuro non servirà a nulla.

Buonanotte,
Sò!

28 ottobre: Divali!!!

Oggi è finalmente Divali, la festa indiana -non necessariamente hindu, anche se l’origine è chiaramente religiosa, ma coinvolge tutti, così come tutte le feste qui: gli indiani non perdono certo l’occasione per festeggiare!- che celebra il ritorno di Rama, l’eroe del poema epico Ramayana, nonché avatara, reincarnazione, di Vishnu, nella capitale del suo regno, Ayodhya, dopo un esilio di quattordici anni, e dopo aver sconfitto -con l’aiuto del dio-scimmia Hanuman e del suo esercito- il demone Ravana che aveva rapito la moglie di Rama, Sita. Una volta tornato ad Ayodhya, i sudditi avevano accolto i loro sovrani con candele e piccoli cocci con olio profumato.

Quindi si festeggia in tutta l’India e in Nepal, accendendo lumini e candele e facendo scoppiare i pataka, i petardi, e i fuochi d’artificio.

Dopo la lezione con Raju, ho cercato di raggiungere il negozio di Nawal, dove avevo fatto cucire una borsettina da usare con la sari. Ma, strano a dirsi, dato il mio spiccato senso dell’orientamento, mi sono persa. Mi sono ritrovata in un ingorgo di persone e ad un certo punto mi son sentita toccare il culo, che qui è una pratica piuttosto diffusa (penso che brevetterò le mutande con gli spuntoni all’esterno, sarebbero molto utili anche nelle discoteche italiane!!!). Mi sono rivolta -senza fiducia- a un poliziotto, il quale mi ha risposto che dovevo telefonare alla polizia!!!! Che uomo ligio al dovere, eh?

Ho dovuto chiamare la Michy e la Cri che sono venute a recuperarmi e mi hanno portata da Nawal, e poi siamo tornate a casa a prepararci, perché stasera andiamo ad una festa con Mili, a casa del suo maestro di canto.

Subito dopo siamo andate a trovare Neelu, l’estetista, che ci aveva invitate da lei per Divali, visto che ci teneva moltissimo. Mangla non voleva neanche che andassimo, perché diceva che la casa è piccola… Ma che importa? Lei era così contenta di vederci, e, tutta orgogliosa, ci ha presentate alle sue amiche, una più bella dell’altra, con i salwar kamiz della festa (in genere i salwar kamiz sono per le donne “single”, mentre le sari sono per le donne sposate)

Ormai mi sono fatta conoscere da tutti per la mia puntualità, quindi è meglio che mi muova, non vedo l’ora di indossare la sari! Ovviamente ci aiuterà Mangla, visto che è abbastanza difficile.

Shubh Divali a tutti!

venerdì 31 ottobre 2008

27 ottobre

Dopo la lezione di oggi è venuta di nuovo Neelu, l’estetista, a farmi la ceretta, cercando di recuperare i casini che aveva combinato l’aguzzina dai tratti cinesi. Per la prima -e ultima- volta nella mia vita, mi sono fatta fare le sopracciglia, con quel metodo strano con il filo… Un male boiaaaa! Poi mi ha fatto la ceretta, ed era spaventatissima perché vedeva che ho la pelle molto delicata, mentre io ero tranquillissima! Non sono proprio abituati qui alla pelle chiara e così sensibile.
Nel pomeriggio io e le solite due :) siamo partite alla ricerca delle scarpe da mettere con la sari, impresa che si è rivelata moooolto più difficile del previsto! In ogni negozio/bancarella in cui entravamo inizialmente ci facevano vedere sabot paillettati che neanche per il carnevale di Rio.
Quando capivano che non ci piaceva il genere, acchiappavano il sandalo più tedesco e agghiacciante che avessero e cominciavano a piegarne la suola, esclamando con entusiasmo: “This is very confortable, sister, very confortable!!!” Saranno pure comodi, ma di andare in giro con quei “bobi” come li chiama la nonna, non se ne parla proprio! Comunque ecco a voi degli splendidi esemplari. Dopo aver scattato la foto ho spiegato al dukandar, evidentemente compiaciuto, che le scarpe erano così belle che volevo fare una foto. Che ridereeee!
Per fortuna sono riuscita a trovare degli infradito addirittura carini, anche se costavano addirittura 250 rupie (meno di 4 euro). Quindi volevo scendere a 200, considerato anche che mancava un brillantino, che ho dovuto riattaccare io perché ho le mani più piccole, ma lui non era molto d’accordo. Ho cominciato a chiacchierare con il dukandar, mentre sono le mie gambe passavano i topolini, e ovviamente mi ha chiesto se sono sposata. Ho esibito con un certo orgoglio il mio anello sull’anulare sinistro a prova del mio matrimonio, e poi la conversazione si è svolta così:
Dukandar: Ma dov’è tuo marito?
Sò: In Italia!
D.: Ah, l’hai lasciato da solo?
S.: Eh sì, lui deve lavorare!
D.: Che lavoro fa?
S.: è un businessman, lui!
D.: In che campo?
S.: (ma questo i cavoli suoi…) Eeeeeeh… eeeeehm… Si occupa di macchine!
D.: Ah però! Allora dovresti darmi 250 rupie, non 200! Sarete sicuramente ricchi!
S.: Eeeeeh, ma lui è famoso (mi ricordavo questa parola in hindi, quindi ce l’ho messa dentro) ma non ricco… Sa com’è, siamo ancora agli inizi!!!
Non so come io abbia fatto a raccontare tutte ‘ste balle senza ridere, fatto sta che è stato divertente!
In serata siamo andate a mangiare al ristorante mongolo, pollo tandoori e patatine fritte, con il cameriere che aveva fretta e che ci tirava via il piatto mentre stavamo mangiando! Non abbiamo assaggiato i succulenti antipasti, cioè questi nella foto solo per non guastarci l’appetito con cotanta bontà!
Devo dire che andare in giro con l’hennè è bellissimo: le donne mi fermano ammirate, chiedendomi chi me l’ha fatto e facendomi i complimenti, per poi addirittura baciarmi il palmo! Stamattina ero seduta su un muretto a chiacchierare con un dukandar che vive in Spagna e c’era la processione a vedere le mie mani, incredibile! Dopo un po’ ho cominciato a fare l’indiana d’India e a dire a tutti quelli che volevano guardare: “10 rupie!”. Il dukandar mi ha guardata divertito, visto che ho capito perfettamente come funziona qui!Che meraviglia, domani è Divali, non vedo l’ora!
Baciugi e soprattutto...
Shubh Divali a tutti,
Sò!

26 ottobre

Dura giornata di shopping, oggi! Del resto, non posso certo mancare ai doveri e alle tradizioni autoctone! Quindi, nel pomeriggio io, Michy e Cri siamo andate con Mangla alla ricerca delle cavigliere, ma non c’era nulla che ci interessasse. Mentre tornavamo a casa in autoriksciò, ci siamo fermate in una gioielleria e ho trovato le cavigliere dei miei sogni, queste:
Non sono bellissimissime e troppo da Sò???
Sulla strada del ritorno ho strappato all’autoriksciòvala la promessa che quando andremo a Ramnagar dalla famiglia di Mangla mi farà provare a guidare. Ovviamente l’autoriksciòvala è un parente di Mangla, ormai conosciamo tutti i suoi parenti e amici, perché c’è quello che vende seta, quello che vende le sari, chi fa il gioielliere, chi vende il chai (tè)… A proposito di chai… mentre aspettavamo che arrivasse il gioielliere, ci siamo fermate a berne uno per strada, da un nipote della nostra cuoca. Che più che un chaivala (dove il suffisso -vala, o -wala, -walla, indica chi vende, fa o produce una certa cosa, tipo: “riksciòvala” è colui che porta il risciò) pareva un “moscavala”,vista la quantità di mosche che giravano… Che schifo! La Cri era talmente entusiasta di bere il suo tè che ad un certo punto dal cielo è arrivata la salvezza: un piccione ha sganciato una cacata direttamente nel suo bicchiere, con una mira impressionante ché manco Guglielmo Tell!
Comunque tutto bene, a parte questo episodio e il tentativo di tradimento da parte della Michy, che sembrava molto vicina al riksciòvala… Povero Prakash, il promettente chaivala delle viette di Varanasi, che ormai si scartavetra i denti per farli sembrare più bianchi, visto l’apprezzamento da parte della Michy… Non importa se, come tutti gli indiani, si vesta in maniera ignobile e tutte le mattine si faccia leccare sapientemente i capelli da ogni vacca che incontra nel suo percorso casa-lavoro (sempre che abbia una casa e non dorma dietro il banchetto). Cotanta beltà è equamente distribuita in un metro e mezzo di altezza (di bassezza, più che altro), praticamente sopra la norma! Questo è il tipico ragazzo di Varanasi, se escludiamo i denti bianchi, visto che qui a furia di masticare il paan (un miscuglio rosso a base di betel, noce moscata ed erbe digestive) hanno tutti i denti rossi e completamente rovinati. Per di più si ostinano a parlare con ‘sto pastrocchio in bocca e poi si domandano perché non li capisci! Quindi, amiche mie, non vi consiglio l’India come luogo per incontrare l’uomo dei propri sogni. Anche se la domenica sul giornale ci sono gli annunci matrimoniali, e in giro per le strade ogni tanto si vedono le insegne di “arrangiatori di matrimonio”.
Arrivate finalmente a casa, c’era Neelu, la ragazza che avevamo chiamato per farci fare l’hennè che ci aspettava da più di due ore, povera bimba. Ci siamo fatte fare l’hennè su mani e braccia (a metà), c’ha impiegato un’ora per ciascuna! È stato un salasso, abbiamo pagato 150 rupie ciascuna, poco più di 2 euro!!! Ma le abbiamo lasciato una mancia di 50 rupie in tre, visto che l’avevamo fatta aspettare così tanto! È stato molto rilassante, anche se poi abbiamo dovuto aspettare 4 ore per toglierlo… Per fortuna Mangla ha pensato a noi e ci ha fatto il riso e le patatine fritte, e ogni tanto le insaporivo con i pezzetti di hennè secco che cadevano. Che puzza, tra l’altro! Però una volta tolto tutto è davvero moooolto bello da vedere!



Adesso vado a nanna, e vedremo domani cosa mi sembrerà svegliarmi con le mani marroncine! ;o)
Notte,
Sò!

25 ottobre



Sono quasi due giorni che non funziona internet, cheppalle! Finalmente ieri sono andata a ritirare il mio completo-specchietti-per-le-allodole pronto, a cui ho fatto cucire un nastro per farci il fiocco. Della serie “perché la Sò vuole passare inosservata”, eccolo in anteprima per voi:

Poi ho fatto altri acquisti importanti, tipo i braccialetti (quelli verdi alla fine li ho dovuti spaccare, per toglierli), i bindi (l’ornamento che si mette sulla fronte), Io c’ho impiegato tre ore a sceglierlo, strano, eh? Alla fine ho optato per uno “leggermente” vistoso, ma molto bello. Inoltre, ho fatto incetta, come al solito, di caramelle per i bimbi. Ormai quelli che abitano qui vicino mi conoscono e cominciano a chiamarmi da lontano “Sonia didiiiii!”. Ho fatto amicizia anche con qualche vicina di casa. Con le donne è un po’ più difficile rapportarsi, perché sono piuttosto diffidenti, e spesso non vedono di buon occhio le
straniere. Però se vedono che giochi con i loro bambini, che regali loro le caramelle sono contente, e quando poi scoprono che parli che parli hindi, basta: è fatta! Per altro, la maglietta con l’alfabeto devanagari (letteralmente “della città degli dei”, ovvero l’alfabeto della lingua hindi) da 20 rupie, è un ottimo mezzo per fare amicizia: è capitato un tre volte che delle signore che conosco -seppur poco- cominciassero a leggere l’alfabeto, avendo ben cura di toccare tutte le lettere!
Certo, mi sconcerta molto di più vedere gli uomini che se ne vanno in giro mano nella mano, con le dita intrecciate. Questo per amicizia, okay. Ma Mili ci ha raccontato addirittura che spesso qui la repressione sessuale è talmente esasperata, e l’ipocrisia della società talmente radicata, che spesso le prime esperienze sessuali degli uomini sono con altri uomini. E non perché sono necessariamente gay, ma perché evidentemente vale la legge del “ndo cojo cojo”.
Cambiando discorso, oggi Raju si è complimentato con me, perché, oltre ad aver fatto bene le traduzioni, ho parlato tanto senza fare troppi errori. È l’unica persona che è contenta del fatto che io chiacchieri così tanto e volentieri!
Nel pomeriggio, io, Michy e Cri siamo andate a ritirare le nostre blouse (cioè il top della sari) dal sarto. Che ridere, la forma ricorda molto quella dei reggiseni di Madonna nel video di “Like a Virgin”, sono obbrobriosi! Per di più lasciano la panza completamente scoperta!
Il padrone del negozio di sari, tra un “I’ll tell you sister” (“ti dirò sorella”, dove “sorella” sarebbe il corrispettivo inglese di “didi”, sarebbe!) e l’altro, ha consigliato a tutte e tre di comprare i braccialetti (indispensabili con la sari) “maroon”, cioè bordeaux. Ma ovviamente di comprarli dal suo amico, che ce li ha più belli, più resistenti, più economici e più luccicosi del mondo. Se fosse per lui dovremmo comprare lo stock di braccialetti maroon! Ché poi sono strani gli indiani. Loro non hanno certo problemi di accostamento di colori o di abbinamenti: le donne comprano un pezzo enorme di stoffa per farci la sari e viene fuori anche la blouse, oppure ci fanno il salwar kamiz con la dupatta (sciarpa), non come noi che dobbiamo abbinare maglietta, pantalone, maglione, giacca ecc. ecc… C’è qualcuna, poi, che deve abbinare persino le calze e le mutande, ma lasciamo perdere.
L’evento del giorno è stato il ritorno trionfale di Pasto, che resterà con noi fino al giorno dopo Divali, la festa delle luci e dei colori, che sarà il 28. Mangla è emozionata e non fa altro che accompagnarci a prendere braccialetti, cavigliere, bindi e quant’altro, perché a Divali bisogna indossare vestiti e ornamenti nuovi. Per cui mi toccherà sacrificarmi, non vorrei mancare di rispetto agli indiani e delle loro tradizioni! Comunque stiamo stilando una lista dei posti dove ci deve portare Pasto, i cosiddetti “Fausto’s Duties”, lista che è stata compilata alla luce di una torcia elettrica in un ristorante vicino all’Assi ghat, gestito da un’italiana e un nepalese. Abbiamo mangiato quattro tipi di pasta, di cui una all’arrabbiata “un po’ saporita”, per dirla come Michela; ovvero mooolto piccante. Poi mi prendono in giro perché appena comincio a mangiare qualcosa di un po’ speziato comincia a colarmi il naso. Tra l'altro, ormai non solo mi sono abituata a mangiare piccante, ma persino la cipolla e l'aglio, che normalmente non posso neanche vedere!
Al ritorno, invece di andare in risciò, siamo tornati a piedi lungo i ghat, una passeggiata sul lungo Gange, molto suggestivo. E ora sono di nuovo a casa.
Sò!

giovedì 30 ottobre 2008

23 ottobre

Che giornatina piena oggi! Dopo una lezione di hindi molto interessante, nel corso della quale il nostro Raju si è dimostrato un facinoroso che ha valorosamente combattuto contro il vicino di casa eroinamone, eufemismo per dire che l’ha saccagnato di botte, e che ha addirittura annunciato alla Michy e alla Cri che probabilmente domani non farà lezione perché sarà in prigione per aver picchiato questo tizio!
Stavo pensando oggi che ormai andare in giro per le viette qui intorno è impegnativo, si tratta tutto di un lavoro di pubbliche relazioni, visto che bene o male mi conoscono tutti e mi salutano tutti, e ovviamente ricambio con piacere. C’è la didi (letteralmente “sorella maggiore”, è un termine con cui ci si rivolge alle donne piuttosto giovani; poi c’è chachi, “zia”, e dadi, nonna) di fronte a casa, che vende generi alimentari e non (i supermercati indiani, ovvero una persona dietro un tavolo e attorno millemila cose che, prima di consegnarle al cliente, spolverano accuratamente con uno straccio), e che quando ci vede sorride perché sa che compreremo qualcosa -preferibilmente dolci-. Poi c’è la signora piccolina con la mamma/suocera che mi salutano sempre, e che oggi hanno sorriso compiaciute quando ho risposto “namasté didi, namasté dadi!”, e poi ci sono tutti i dukandar di vestiti, che dovrebbero ormai baciare la terra dove cammino! Ci sono i bambini, quelli che camminano mezzi nudi e scalzi e quelli tutti precisi con la cartella e la divisa della scuola, ai quali distribuisco caramelle. Il categorico divieto di non accettare caramelle dagli sconosciuti, qui non vale. Ci sono i soliti rompiballe, ma a quelli basta rispondere male, come ho già scritto in precedenza.
Ci sono i motociclisti, che a malapena passano per le viuzze strette, ma che strombazzano senza remori, sulle loro moto Here Honda con targa firmata “I love God”, con gli specchietti inarcati verso l’interno e con almeno un passeggero a bordo (ma anche due, o tre. La Cri racconta di una moto che portava cinque persone), le donne sedute all’amazzone. Ci sono le bici, che passano scampanellando per farsi largo tra la folla. Ci sono i baba vestiti d’arancione che camminano con il bastone. Ci sono gli autorisciò (ovvero gli apecar adibiti a taxi) che bloccano il traffico (pedonale, ça va sans dire). Ci sono le vacche, i bufali, i tori, che passeggiano indisturbati nei vicoletti. Ci sono, infine, protagoniste della strada, le buasce, quelle cacate di vacca enormi tra le quali bisogna fare la gimkana. E considerate che qui molti, moltissimi indiani, vanno in giro scalzi.
Nel pomeriggio, sono andata con la Silvia e altri ragazzi argentini all’università, la BHU, una delle più grandi dell’India. Dopo tutti questi giorni, ho finalmente visto dei prati, alberi, del verde, insomma. Che emozione! C’erano pavoni reali, scoiattoli e altri animaletti carini che gironzolavano tranquilli per i giardini.
Mancavano le scimmie, ma abbiamo ampliamente recuperato facendo tappa al “Monkey temple”, dedicato ad Hanuman, il dio-scimmia che, insieme al suo esercito, ha aiutato Ram (avatar, ovvero manifestazione terrena di Vishnu) a sconfiggere il demone Ravana -il quale aveva rapito Sita, sposa dell’eroe- e a riconquistare Lanka (l’isola dello Sri Lanka, appunto). Tutto questo è narrato nel Ramayana, uno dei testi più importanti per gli hindu. Comunque, dicevo: “monkey temple”: un bel posticino, assolutamente degno di tal nome vista la quantità inaudita di esemplari. L’ingresso nel tempio è possibile solo a piedi nudi, solo che si scivola amabilmente e bisogna stare super attenti a non cadere! Poi siamo tornati in autoriksciò, in quattro, e durante il tragitto ho suonato lo djambé insieme a Vinod, nepalese, mentre la Silvia faceva tintinnare i sonaglietti, probabilmente un giocattolo per le scimmie.
Dopo aver comprato al volo un paio di infradito nuove, visto che le mie mi avevano appena abbandonato nel bel mezzo del cammino di Godolya, abbiamo assistito al saluto al sole sul ghat principale, uno spettacolo estremamente emozionante, che non avevo ancora visto. Uno dei brahmani che presiedevano il rito muoveva le mani in maniera incantevole, e poi tutte quelle candele che splendevano nel buio sulla riva della Ganga…

http://it.youtube.com/watch?v=UQY2ov8CsFc
E poi siamo tornate a casa e io finalmente ho avuto l’ottima notizia: il manager mi ha procurato una sim indiana! Menomale, dal momento che ho portato due sim italiane e non ne funziona nessuna!
A cena siamo andate a mangiare alla solita pizzeria sull’Assi ghat, e, mentre ero sul risciò, mi sono quasi emozionata vedendo un cartello blu che indicava il luogo di nascita della mia amata rani di Jhansi. Ci devo andare, uno di questi giorni.
Buonanotte,
Sò!

domenica 26 ottobre 2008

22 ottobre 2008

Lo so, sono senza ritegno. Ma è da quando sono qui che ogni volta che vedo quelle gonne tutte piene di specchietti e di sbarluccichi mi vengono gli occhi a cuoricino. Quindi oggi sono entrata e ho chiesto il prezzo e blablabla. Ovviamente mi sono seduta e ho cominciato a raccontare da dove vengo, cosa ci faccio qui, se sono sposata, dov’è mio marito, se ho figli… Insomma, le tipiche cose che si chiedono anche in Italia ad una ragazza della mia età. Ehm. In ogni caso io dico sempre di essere sposata, per evitare casini e così via. Anche se penseranno che sono una moglie degenere, ma insomma, sempre meglio che zitella, no? Poi è arrivato anche il papà del negoziante, che ha un altro negozio quasi attaccato. Le conversazioni con gli indiani iniziano tutte così:
Indiano: Ver are you from? (Da dove vieni, e mi raccomando l’accento indiano!)
Sò: Dall’Italia!
Ind: Ooooooh, woooooow, come il nostro primo ministro, Sonia Gandhi!!!! Oooooh che brava che è, la amiamo tutti!
Sò: Sì sì, e anch’io mi chiamo Sonia!
Ind: Noooooo, non ci credooooo! Davvero???? Oooooh che meraviglia!!!
Bè, preamboli a parte, il fatto di parlare hindi mi apre davvero tante, tantissime porte. Innanzitutto non è affatto vero che tutti gli indiani parlano inglese. Provate a intavolare una conversazione in inglese con qualche dukandar (negoziante) di generi alimentari e non e poi mi riferite. Non vale se l’indiano in questione sorrideva conciliante e ciondolava il capo dicendo “yes”, anzi: quello è il chiaro sintomo che non ha capito ‘na mazza. E poi funziona con i rompiballe che ci sono sulla strada principale, che offrono di tutto, dai risciò ai punjabi dress alla marijuana, e che asseriscono di conoscerti da tempo. Ormai li guardo minacciosa e intimo “Juth mat bolie!” (non dire bugie!), come mi ha insegnato Raju, e loro scappano terrorizzati.
Comunque stavo raccontando della gonna. A parte il fatto che il dukandar mi ha proposto uno sconto nel caso avessi comprato due completi, uno per me e uno per una mia amica. Gli ho risposto che sono solo io la fuori di testa che ha il coraggio di mettersi un completo simile. Ho provato la parte sopra, il top, ma era troppo piccolo. No problem, mi ha rassicurato il dukandar: faccio un taglio qui, attacco un pezzo qua e sarà perfetto. Altro che chiamare fornitori! Qui basta andare dal sarto a due negozi di distanza e far sistemare tutto a lui.
Ah, oggi Raju mi prendeva in giro perché quando sbadiglio faccio casino perché mi scatta la mascella, e mi ci vogliono almeno tre riprese da una decina di sbadigli l’una affinché si rimetta al suo posto (tra l’altro, scriverne mi fa sbadigliare ancora di più!). Per vendicarmi allora, mentre traducevo una delle solite frasi riguardo a Mangla che cucina pollo, ho aggiunto di mia sponte che io preferisco la carne bovina. Lui ha strabuzzato gli occhi e mi ha guardata sconvolto: “Perché, tu mangi carne di mucca?????”. “Zarur! Certo!” ho esclamato io, e ho cominciato a decantare le lodi della carne bovina e a raccontare quanto io abbia voglia di una bella fiorentina all’osso… Che poi, così mi faccio più male io: oggi pensavo che avrei tanta voglia di gianduiotti… e poi di prosciutto e mozzarella. E di focaccia, magari di Recco. Un’utopia. Un sogno, anzi. E allora lasciatemi sognare per davvero, paradisi di salsicce, laghi di Lambrusco, distese di lasagne, montagne di profiterole. Continuiamo così, facciamoci del male!
Eddai, ora vado a nanna per davvero, ché domani mi ha detto Raju che devo avere tanta, tantissima forza ed energia per la lezione, quindi mi sveglierò presto e ripasserò tutto. Uh che brava tusa! Poi stasera io e la Michy abbiamo sperimentato sulla nostra pelle (è proprio il caso di dirlo!) la maschera all’argilla indiana, molto probabilmente del Gange, che Mangla ci ha presentato come una pozione miracolosa contro i brufoli, che qui, tra spezie, inquinamento, caldo e altre schifezze varie, fioriscono che è un piacere.