venerdì 31 ottobre 2008

27 ottobre

Dopo la lezione di oggi è venuta di nuovo Neelu, l’estetista, a farmi la ceretta, cercando di recuperare i casini che aveva combinato l’aguzzina dai tratti cinesi. Per la prima -e ultima- volta nella mia vita, mi sono fatta fare le sopracciglia, con quel metodo strano con il filo… Un male boiaaaa! Poi mi ha fatto la ceretta, ed era spaventatissima perché vedeva che ho la pelle molto delicata, mentre io ero tranquillissima! Non sono proprio abituati qui alla pelle chiara e così sensibile.
Nel pomeriggio io e le solite due :) siamo partite alla ricerca delle scarpe da mettere con la sari, impresa che si è rivelata moooolto più difficile del previsto! In ogni negozio/bancarella in cui entravamo inizialmente ci facevano vedere sabot paillettati che neanche per il carnevale di Rio.
Quando capivano che non ci piaceva il genere, acchiappavano il sandalo più tedesco e agghiacciante che avessero e cominciavano a piegarne la suola, esclamando con entusiasmo: “This is very confortable, sister, very confortable!!!” Saranno pure comodi, ma di andare in giro con quei “bobi” come li chiama la nonna, non se ne parla proprio! Comunque ecco a voi degli splendidi esemplari. Dopo aver scattato la foto ho spiegato al dukandar, evidentemente compiaciuto, che le scarpe erano così belle che volevo fare una foto. Che ridereeee!
Per fortuna sono riuscita a trovare degli infradito addirittura carini, anche se costavano addirittura 250 rupie (meno di 4 euro). Quindi volevo scendere a 200, considerato anche che mancava un brillantino, che ho dovuto riattaccare io perché ho le mani più piccole, ma lui non era molto d’accordo. Ho cominciato a chiacchierare con il dukandar, mentre sono le mie gambe passavano i topolini, e ovviamente mi ha chiesto se sono sposata. Ho esibito con un certo orgoglio il mio anello sull’anulare sinistro a prova del mio matrimonio, e poi la conversazione si è svolta così:
Dukandar: Ma dov’è tuo marito?
Sò: In Italia!
D.: Ah, l’hai lasciato da solo?
S.: Eh sì, lui deve lavorare!
D.: Che lavoro fa?
S.: è un businessman, lui!
D.: In che campo?
S.: (ma questo i cavoli suoi…) Eeeeeeh… eeeeehm… Si occupa di macchine!
D.: Ah però! Allora dovresti darmi 250 rupie, non 200! Sarete sicuramente ricchi!
S.: Eeeeeh, ma lui è famoso (mi ricordavo questa parola in hindi, quindi ce l’ho messa dentro) ma non ricco… Sa com’è, siamo ancora agli inizi!!!
Non so come io abbia fatto a raccontare tutte ‘ste balle senza ridere, fatto sta che è stato divertente!
In serata siamo andate a mangiare al ristorante mongolo, pollo tandoori e patatine fritte, con il cameriere che aveva fretta e che ci tirava via il piatto mentre stavamo mangiando! Non abbiamo assaggiato i succulenti antipasti, cioè questi nella foto solo per non guastarci l’appetito con cotanta bontà!
Devo dire che andare in giro con l’hennè è bellissimo: le donne mi fermano ammirate, chiedendomi chi me l’ha fatto e facendomi i complimenti, per poi addirittura baciarmi il palmo! Stamattina ero seduta su un muretto a chiacchierare con un dukandar che vive in Spagna e c’era la processione a vedere le mie mani, incredibile! Dopo un po’ ho cominciato a fare l’indiana d’India e a dire a tutti quelli che volevano guardare: “10 rupie!”. Il dukandar mi ha guardata divertito, visto che ho capito perfettamente come funziona qui!Che meraviglia, domani è Divali, non vedo l’ora!
Baciugi e soprattutto...
Shubh Divali a tutti,
Sò!

26 ottobre

Dura giornata di shopping, oggi! Del resto, non posso certo mancare ai doveri e alle tradizioni autoctone! Quindi, nel pomeriggio io, Michy e Cri siamo andate con Mangla alla ricerca delle cavigliere, ma non c’era nulla che ci interessasse. Mentre tornavamo a casa in autoriksciò, ci siamo fermate in una gioielleria e ho trovato le cavigliere dei miei sogni, queste:
Non sono bellissimissime e troppo da Sò???
Sulla strada del ritorno ho strappato all’autoriksciòvala la promessa che quando andremo a Ramnagar dalla famiglia di Mangla mi farà provare a guidare. Ovviamente l’autoriksciòvala è un parente di Mangla, ormai conosciamo tutti i suoi parenti e amici, perché c’è quello che vende seta, quello che vende le sari, chi fa il gioielliere, chi vende il chai (tè)… A proposito di chai… mentre aspettavamo che arrivasse il gioielliere, ci siamo fermate a berne uno per strada, da un nipote della nostra cuoca. Che più che un chaivala (dove il suffisso -vala, o -wala, -walla, indica chi vende, fa o produce una certa cosa, tipo: “riksciòvala” è colui che porta il risciò) pareva un “moscavala”,vista la quantità di mosche che giravano… Che schifo! La Cri era talmente entusiasta di bere il suo tè che ad un certo punto dal cielo è arrivata la salvezza: un piccione ha sganciato una cacata direttamente nel suo bicchiere, con una mira impressionante ché manco Guglielmo Tell!
Comunque tutto bene, a parte questo episodio e il tentativo di tradimento da parte della Michy, che sembrava molto vicina al riksciòvala… Povero Prakash, il promettente chaivala delle viette di Varanasi, che ormai si scartavetra i denti per farli sembrare più bianchi, visto l’apprezzamento da parte della Michy… Non importa se, come tutti gli indiani, si vesta in maniera ignobile e tutte le mattine si faccia leccare sapientemente i capelli da ogni vacca che incontra nel suo percorso casa-lavoro (sempre che abbia una casa e non dorma dietro il banchetto). Cotanta beltà è equamente distribuita in un metro e mezzo di altezza (di bassezza, più che altro), praticamente sopra la norma! Questo è il tipico ragazzo di Varanasi, se escludiamo i denti bianchi, visto che qui a furia di masticare il paan (un miscuglio rosso a base di betel, noce moscata ed erbe digestive) hanno tutti i denti rossi e completamente rovinati. Per di più si ostinano a parlare con ‘sto pastrocchio in bocca e poi si domandano perché non li capisci! Quindi, amiche mie, non vi consiglio l’India come luogo per incontrare l’uomo dei propri sogni. Anche se la domenica sul giornale ci sono gli annunci matrimoniali, e in giro per le strade ogni tanto si vedono le insegne di “arrangiatori di matrimonio”.
Arrivate finalmente a casa, c’era Neelu, la ragazza che avevamo chiamato per farci fare l’hennè che ci aspettava da più di due ore, povera bimba. Ci siamo fatte fare l’hennè su mani e braccia (a metà), c’ha impiegato un’ora per ciascuna! È stato un salasso, abbiamo pagato 150 rupie ciascuna, poco più di 2 euro!!! Ma le abbiamo lasciato una mancia di 50 rupie in tre, visto che l’avevamo fatta aspettare così tanto! È stato molto rilassante, anche se poi abbiamo dovuto aspettare 4 ore per toglierlo… Per fortuna Mangla ha pensato a noi e ci ha fatto il riso e le patatine fritte, e ogni tanto le insaporivo con i pezzetti di hennè secco che cadevano. Che puzza, tra l’altro! Però una volta tolto tutto è davvero moooolto bello da vedere!



Adesso vado a nanna, e vedremo domani cosa mi sembrerà svegliarmi con le mani marroncine! ;o)
Notte,
Sò!

25 ottobre



Sono quasi due giorni che non funziona internet, cheppalle! Finalmente ieri sono andata a ritirare il mio completo-specchietti-per-le-allodole pronto, a cui ho fatto cucire un nastro per farci il fiocco. Della serie “perché la Sò vuole passare inosservata”, eccolo in anteprima per voi:

Poi ho fatto altri acquisti importanti, tipo i braccialetti (quelli verdi alla fine li ho dovuti spaccare, per toglierli), i bindi (l’ornamento che si mette sulla fronte), Io c’ho impiegato tre ore a sceglierlo, strano, eh? Alla fine ho optato per uno “leggermente” vistoso, ma molto bello. Inoltre, ho fatto incetta, come al solito, di caramelle per i bimbi. Ormai quelli che abitano qui vicino mi conoscono e cominciano a chiamarmi da lontano “Sonia didiiiii!”. Ho fatto amicizia anche con qualche vicina di casa. Con le donne è un po’ più difficile rapportarsi, perché sono piuttosto diffidenti, e spesso non vedono di buon occhio le
straniere. Però se vedono che giochi con i loro bambini, che regali loro le caramelle sono contente, e quando poi scoprono che parli che parli hindi, basta: è fatta! Per altro, la maglietta con l’alfabeto devanagari (letteralmente “della città degli dei”, ovvero l’alfabeto della lingua hindi) da 20 rupie, è un ottimo mezzo per fare amicizia: è capitato un tre volte che delle signore che conosco -seppur poco- cominciassero a leggere l’alfabeto, avendo ben cura di toccare tutte le lettere!
Certo, mi sconcerta molto di più vedere gli uomini che se ne vanno in giro mano nella mano, con le dita intrecciate. Questo per amicizia, okay. Ma Mili ci ha raccontato addirittura che spesso qui la repressione sessuale è talmente esasperata, e l’ipocrisia della società talmente radicata, che spesso le prime esperienze sessuali degli uomini sono con altri uomini. E non perché sono necessariamente gay, ma perché evidentemente vale la legge del “ndo cojo cojo”.
Cambiando discorso, oggi Raju si è complimentato con me, perché, oltre ad aver fatto bene le traduzioni, ho parlato tanto senza fare troppi errori. È l’unica persona che è contenta del fatto che io chiacchieri così tanto e volentieri!
Nel pomeriggio, io, Michy e Cri siamo andate a ritirare le nostre blouse (cioè il top della sari) dal sarto. Che ridere, la forma ricorda molto quella dei reggiseni di Madonna nel video di “Like a Virgin”, sono obbrobriosi! Per di più lasciano la panza completamente scoperta!
Il padrone del negozio di sari, tra un “I’ll tell you sister” (“ti dirò sorella”, dove “sorella” sarebbe il corrispettivo inglese di “didi”, sarebbe!) e l’altro, ha consigliato a tutte e tre di comprare i braccialetti (indispensabili con la sari) “maroon”, cioè bordeaux. Ma ovviamente di comprarli dal suo amico, che ce li ha più belli, più resistenti, più economici e più luccicosi del mondo. Se fosse per lui dovremmo comprare lo stock di braccialetti maroon! Ché poi sono strani gli indiani. Loro non hanno certo problemi di accostamento di colori o di abbinamenti: le donne comprano un pezzo enorme di stoffa per farci la sari e viene fuori anche la blouse, oppure ci fanno il salwar kamiz con la dupatta (sciarpa), non come noi che dobbiamo abbinare maglietta, pantalone, maglione, giacca ecc. ecc… C’è qualcuna, poi, che deve abbinare persino le calze e le mutande, ma lasciamo perdere.
L’evento del giorno è stato il ritorno trionfale di Pasto, che resterà con noi fino al giorno dopo Divali, la festa delle luci e dei colori, che sarà il 28. Mangla è emozionata e non fa altro che accompagnarci a prendere braccialetti, cavigliere, bindi e quant’altro, perché a Divali bisogna indossare vestiti e ornamenti nuovi. Per cui mi toccherà sacrificarmi, non vorrei mancare di rispetto agli indiani e delle loro tradizioni! Comunque stiamo stilando una lista dei posti dove ci deve portare Pasto, i cosiddetti “Fausto’s Duties”, lista che è stata compilata alla luce di una torcia elettrica in un ristorante vicino all’Assi ghat, gestito da un’italiana e un nepalese. Abbiamo mangiato quattro tipi di pasta, di cui una all’arrabbiata “un po’ saporita”, per dirla come Michela; ovvero mooolto piccante. Poi mi prendono in giro perché appena comincio a mangiare qualcosa di un po’ speziato comincia a colarmi il naso. Tra l'altro, ormai non solo mi sono abituata a mangiare piccante, ma persino la cipolla e l'aglio, che normalmente non posso neanche vedere!
Al ritorno, invece di andare in risciò, siamo tornati a piedi lungo i ghat, una passeggiata sul lungo Gange, molto suggestivo. E ora sono di nuovo a casa.
Sò!

giovedì 30 ottobre 2008

23 ottobre

Che giornatina piena oggi! Dopo una lezione di hindi molto interessante, nel corso della quale il nostro Raju si è dimostrato un facinoroso che ha valorosamente combattuto contro il vicino di casa eroinamone, eufemismo per dire che l’ha saccagnato di botte, e che ha addirittura annunciato alla Michy e alla Cri che probabilmente domani non farà lezione perché sarà in prigione per aver picchiato questo tizio!
Stavo pensando oggi che ormai andare in giro per le viette qui intorno è impegnativo, si tratta tutto di un lavoro di pubbliche relazioni, visto che bene o male mi conoscono tutti e mi salutano tutti, e ovviamente ricambio con piacere. C’è la didi (letteralmente “sorella maggiore”, è un termine con cui ci si rivolge alle donne piuttosto giovani; poi c’è chachi, “zia”, e dadi, nonna) di fronte a casa, che vende generi alimentari e non (i supermercati indiani, ovvero una persona dietro un tavolo e attorno millemila cose che, prima di consegnarle al cliente, spolverano accuratamente con uno straccio), e che quando ci vede sorride perché sa che compreremo qualcosa -preferibilmente dolci-. Poi c’è la signora piccolina con la mamma/suocera che mi salutano sempre, e che oggi hanno sorriso compiaciute quando ho risposto “namasté didi, namasté dadi!”, e poi ci sono tutti i dukandar di vestiti, che dovrebbero ormai baciare la terra dove cammino! Ci sono i bambini, quelli che camminano mezzi nudi e scalzi e quelli tutti precisi con la cartella e la divisa della scuola, ai quali distribuisco caramelle. Il categorico divieto di non accettare caramelle dagli sconosciuti, qui non vale. Ci sono i soliti rompiballe, ma a quelli basta rispondere male, come ho già scritto in precedenza.
Ci sono i motociclisti, che a malapena passano per le viuzze strette, ma che strombazzano senza remori, sulle loro moto Here Honda con targa firmata “I love God”, con gli specchietti inarcati verso l’interno e con almeno un passeggero a bordo (ma anche due, o tre. La Cri racconta di una moto che portava cinque persone), le donne sedute all’amazzone. Ci sono le bici, che passano scampanellando per farsi largo tra la folla. Ci sono i baba vestiti d’arancione che camminano con il bastone. Ci sono gli autorisciò (ovvero gli apecar adibiti a taxi) che bloccano il traffico (pedonale, ça va sans dire). Ci sono le vacche, i bufali, i tori, che passeggiano indisturbati nei vicoletti. Ci sono, infine, protagoniste della strada, le buasce, quelle cacate di vacca enormi tra le quali bisogna fare la gimkana. E considerate che qui molti, moltissimi indiani, vanno in giro scalzi.
Nel pomeriggio, sono andata con la Silvia e altri ragazzi argentini all’università, la BHU, una delle più grandi dell’India. Dopo tutti questi giorni, ho finalmente visto dei prati, alberi, del verde, insomma. Che emozione! C’erano pavoni reali, scoiattoli e altri animaletti carini che gironzolavano tranquilli per i giardini.
Mancavano le scimmie, ma abbiamo ampliamente recuperato facendo tappa al “Monkey temple”, dedicato ad Hanuman, il dio-scimmia che, insieme al suo esercito, ha aiutato Ram (avatar, ovvero manifestazione terrena di Vishnu) a sconfiggere il demone Ravana -il quale aveva rapito Sita, sposa dell’eroe- e a riconquistare Lanka (l’isola dello Sri Lanka, appunto). Tutto questo è narrato nel Ramayana, uno dei testi più importanti per gli hindu. Comunque, dicevo: “monkey temple”: un bel posticino, assolutamente degno di tal nome vista la quantità inaudita di esemplari. L’ingresso nel tempio è possibile solo a piedi nudi, solo che si scivola amabilmente e bisogna stare super attenti a non cadere! Poi siamo tornati in autoriksciò, in quattro, e durante il tragitto ho suonato lo djambé insieme a Vinod, nepalese, mentre la Silvia faceva tintinnare i sonaglietti, probabilmente un giocattolo per le scimmie.
Dopo aver comprato al volo un paio di infradito nuove, visto che le mie mi avevano appena abbandonato nel bel mezzo del cammino di Godolya, abbiamo assistito al saluto al sole sul ghat principale, uno spettacolo estremamente emozionante, che non avevo ancora visto. Uno dei brahmani che presiedevano il rito muoveva le mani in maniera incantevole, e poi tutte quelle candele che splendevano nel buio sulla riva della Ganga…

http://it.youtube.com/watch?v=UQY2ov8CsFc
E poi siamo tornate a casa e io finalmente ho avuto l’ottima notizia: il manager mi ha procurato una sim indiana! Menomale, dal momento che ho portato due sim italiane e non ne funziona nessuna!
A cena siamo andate a mangiare alla solita pizzeria sull’Assi ghat, e, mentre ero sul risciò, mi sono quasi emozionata vedendo un cartello blu che indicava il luogo di nascita della mia amata rani di Jhansi. Ci devo andare, uno di questi giorni.
Buonanotte,
Sò!

domenica 26 ottobre 2008

22 ottobre 2008

Lo so, sono senza ritegno. Ma è da quando sono qui che ogni volta che vedo quelle gonne tutte piene di specchietti e di sbarluccichi mi vengono gli occhi a cuoricino. Quindi oggi sono entrata e ho chiesto il prezzo e blablabla. Ovviamente mi sono seduta e ho cominciato a raccontare da dove vengo, cosa ci faccio qui, se sono sposata, dov’è mio marito, se ho figli… Insomma, le tipiche cose che si chiedono anche in Italia ad una ragazza della mia età. Ehm. In ogni caso io dico sempre di essere sposata, per evitare casini e così via. Anche se penseranno che sono una moglie degenere, ma insomma, sempre meglio che zitella, no? Poi è arrivato anche il papà del negoziante, che ha un altro negozio quasi attaccato. Le conversazioni con gli indiani iniziano tutte così:
Indiano: Ver are you from? (Da dove vieni, e mi raccomando l’accento indiano!)
Sò: Dall’Italia!
Ind: Ooooooh, woooooow, come il nostro primo ministro, Sonia Gandhi!!!! Oooooh che brava che è, la amiamo tutti!
Sò: Sì sì, e anch’io mi chiamo Sonia!
Ind: Noooooo, non ci credooooo! Davvero???? Oooooh che meraviglia!!!
Bè, preamboli a parte, il fatto di parlare hindi mi apre davvero tante, tantissime porte. Innanzitutto non è affatto vero che tutti gli indiani parlano inglese. Provate a intavolare una conversazione in inglese con qualche dukandar (negoziante) di generi alimentari e non e poi mi riferite. Non vale se l’indiano in questione sorrideva conciliante e ciondolava il capo dicendo “yes”, anzi: quello è il chiaro sintomo che non ha capito ‘na mazza. E poi funziona con i rompiballe che ci sono sulla strada principale, che offrono di tutto, dai risciò ai punjabi dress alla marijuana, e che asseriscono di conoscerti da tempo. Ormai li guardo minacciosa e intimo “Juth mat bolie!” (non dire bugie!), come mi ha insegnato Raju, e loro scappano terrorizzati.
Comunque stavo raccontando della gonna. A parte il fatto che il dukandar mi ha proposto uno sconto nel caso avessi comprato due completi, uno per me e uno per una mia amica. Gli ho risposto che sono solo io la fuori di testa che ha il coraggio di mettersi un completo simile. Ho provato la parte sopra, il top, ma era troppo piccolo. No problem, mi ha rassicurato il dukandar: faccio un taglio qui, attacco un pezzo qua e sarà perfetto. Altro che chiamare fornitori! Qui basta andare dal sarto a due negozi di distanza e far sistemare tutto a lui.
Ah, oggi Raju mi prendeva in giro perché quando sbadiglio faccio casino perché mi scatta la mascella, e mi ci vogliono almeno tre riprese da una decina di sbadigli l’una affinché si rimetta al suo posto (tra l’altro, scriverne mi fa sbadigliare ancora di più!). Per vendicarmi allora, mentre traducevo una delle solite frasi riguardo a Mangla che cucina pollo, ho aggiunto di mia sponte che io preferisco la carne bovina. Lui ha strabuzzato gli occhi e mi ha guardata sconvolto: “Perché, tu mangi carne di mucca?????”. “Zarur! Certo!” ho esclamato io, e ho cominciato a decantare le lodi della carne bovina e a raccontare quanto io abbia voglia di una bella fiorentina all’osso… Che poi, così mi faccio più male io: oggi pensavo che avrei tanta voglia di gianduiotti… e poi di prosciutto e mozzarella. E di focaccia, magari di Recco. Un’utopia. Un sogno, anzi. E allora lasciatemi sognare per davvero, paradisi di salsicce, laghi di Lambrusco, distese di lasagne, montagne di profiterole. Continuiamo così, facciamoci del male!
Eddai, ora vado a nanna per davvero, ché domani mi ha detto Raju che devo avere tanta, tantissima forza ed energia per la lezione, quindi mi sveglierò presto e ripasserò tutto. Uh che brava tusa! Poi stasera io e la Michy abbiamo sperimentato sulla nostra pelle (è proprio il caso di dirlo!) la maschera all’argilla indiana, molto probabilmente del Gange, che Mangla ci ha presentato come una pozione miracolosa contro i brufoli, che qui, tra spezie, inquinamento, caldo e altre schifezze varie, fioriscono che è un piacere.

21 ottobre 2008

Stamattina mi sono svegliata con un mal di testa terribile, che solo san Paracetamolo è riuscito a sconfiggere. In ogni caso non sono riuscita ad andare da Raju: mi sono messa a letto con la sciarpa legata strettissima in fronte. C’è di buono che lo squarao è passato, anche se ieri eravamo tutte (e per tutte dico io, Michela, Cristina e Silvia) debolucce. Un ottimo motivo per andare a far merenda al Lotus, con vista sulla Ganga, dove ho mangiato la macedonia, accompagnata da un ottimo ginger-honey-lemon, a proposito: devo comprare lo zenzero e il miele (e qui non c’è il miele di fiori d’arancio, anche se, chissà, potrei chiedere a Nawal…) così lo faccio a casa. Invece la Silvia, poraccia, ha la febbre. Ormai a Ram Bhavan siamo rimaste in cinque: noi italiane e Mili, la signora spagnola che parla millemila lingue .
Aaaaah! Dimenticavo l’evento di ieri: l’appuntamento dal sarto per fare la blouse, ovvero il top da mettere sotto la sari. Ha cominciato a prendere misure: seno, vita, maniche… Ma il momento più esilarante è stato per la scollatura: 7 cm, 7 e mezzo… Abbiamo provato ad accennare ad un 8, ma ci ha guardate inorridito, un po’ come l’estetista quando le avevo chiesto la ceretta all’inguine. A proposito: quando ho raccontato a Raju della mia rocambolesca avventura dall’estetista mi ha guardato stupito perché in fondo in India si sta sempre coperte, per cui a che pro depilarsi??? Più che altro sono dell’opinione che qui in giro ci siano già troppe scimmie, ecco. perché
Stasera io, Michela e Cristina abbiamo fatto il passato di verdure, anche se abbiamo rischiato che il risultato non fosse 100% vegetariano, come indica il pallino verde sulle confezioni di cibo. Infatti, siccome non bastavano scimmie, vespe, geki ben pasciuti, scoiattoli ed insetti di ogni specie, colore e dimensione, la fauna locale di Ram Bhavan si è arricchita di nuovi elementi: i topi!!!! Il primo avvistamento è avvenuto alle 18.15, ora locale, da parte di Cristina, che ho scoperto il roditore mentre se la spassava allegramente e saltellava sul suo letto. In seguito, gli esemplari sono stati avvistati anche tra le piante, e in cucina: due di loro erano impegnati in un inseguimento mozzafiato, mentre Mangla li osservava e rideva a crepapelle ed esclamava: “Ahahah, guarda come si rincorrono! Saranno sicuramente un maschio e una femmina, ahahahah!”.
Dicono che ora che comincia a fare meno caldo ne usciranno a bizzeffe. Uh che gioia!
Del resto, sui tetti di Varanasi ci sono solo scimmie, e si sa: quando i gatti non ci sono, i topi ballano!
Con questa pirla di saggezza passo e chiudo.
Sò!

19 ottobre 2008

Finalmente (?) è arrivato il temuto e temibile squarao time!
Dev’essere stata l’emozione per aver finalmente mangiato della carne rossa, montone, che ci ha preparato Mangla con tanto amore, fatto sta che ho passato la giornata sulla tazza. Per tamponare ho bevuto il celeberrimo nimbu pani, (ormai soprannominato Nimbupan, che sembra tanto il nome di una medicina) l’acqua col limone (per favore) che qui è particolarmente amata, e si beve con un po’ di zucchero e un pizzico di sale, anche il sale nero (che cioè, io non sapevo neanche esistesse!!! E comunque dev’essere una qualità particolarmente ricercata). È deliziosa e con la scusa dello squarao ne bevo a litri. Oggi, non ho fatto assolutamente niente, se non dormire e farmi fare i massaggi da Mangla, a, e bere un infuso di tè al Monalisa, pagato 5 rupie, mamma mia, è che ora che mi hanno cambiato la camera, ed è più grande, con il letto a una piazza e mezza, una scrivania degna di tal nome e addirittura due armadi a muro, con tanto di terrazza, pago addirittura 350 rupie al giorno (colazione e pranzo e atmosfera familiare comprese) mi toccherà andare a chiedere la carità oppure a vendere cartoline sui ghat!!!
Dai, basta dir scemate, vado a nanna.
A domani,
Sò!
P.s. : oggi abbiamo trovato un negozio nuovo, che vende un sacco di cosine carine di legno. L’oggetto in assoluto più assurdo e incredibile è questo:


l’anima russa mi perseguita anche qui!!!